C'è un inascolto che riguarda l'arte, o meglio il modo in cui tanti cialtroni la producono o la percepiscono, ed è un inascolto che prende forma nella venerazione per una generica poetica del silenzio. Nella canzone, uno di loro declama con fare ispirato: “Sul telaio del silenzio / tesso il mio non-dire”; la risposta arriva immediata: “Non dire... ERESIE!”. Per chi il silenzio lo vive davvero, per chi se l'è conquistato sapendo quanto costa, quella posa è appunto un'eresia.
Il silenzio vero ha alle spalle battaglie disumane. La canzone chiama i suoi testimoni: Giovanni della Croce, Meister Eckhart, gli esicasti... tutti i mistici che si sono guadagnati il diritto di parlare del silenzio, facendone la propria ragione di vita e pagandolo per intero. La chiusa non lascia scampo: “Il silenzio è una sentenza / di condanna senza appello”.
Il registro musicale si orienta verso un punk pop, veloce e arrabbiato, a suo modo perfino luminoso. Nella scaletta, questo brevissimo brano fa da stacco, prima della lunga narrazione del Vino migliore, e apre il trittico religioso che occupa il centro dell'album.
Quanto al refrain, è il ritratto in una riga di certa intellighenzia contemporanea e delle sue opere asfittiche, capaci al massimo di rifilarci un “Saint-Exupéry riscaldato al microonde”.