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È nata così

Arrivare al dunque

Appunti su Enneagramma, il brano che apre il disco: gli anni Novanta, la fuga e la sera in cui una stella a nove punte mi ha puntato.

C'è una sera precisa, nell'autunno del 1999, in cui la mia vita ha cambiato strumento di misura. Ero a Venezia, alla biblioteca Querini. Sulla copertina di un libro, trovai una stella a nove punte e una parola che non avevo mai sentito: enneagramma. Da quella sera non ho più smesso di frequentarla; ancora oggi è tra i miei principali strumenti di lavoro, e prima ancora un modo di leggere la realtà.

È di questo che parla la canzone? No. Non del tutto. Il suo cuore batte altrove: nelle circostanze che mi portarono a quella scoperta. Quasi due anni prima avevo conosciuto una ragazza, e le cose fra noi erano andate esattamente come le racconta il testo, fin nei minimi dettagli. “Di cento parole che dici sono utili cinque”: me lo sono sentito dire davvero, con quelle precise parole. E il treno che “punta dritto alla luna, / ma il biglietto arriva fino alla laguna” spiega meglio di qualsiasi cronaca come si arriva, certe sere, in certe biblioteche.

Allora è la storia di un amore travagliato? No. Non del tutto. È la storia di due persone troppo simili per non accorgersi l'una dell'altra e troppo diverse per accorgersi davvero l'una dell'altra. È la storia di quanto bruci passare, nello spazio di un sorso di caffè, dalla simbiosi più profonda all'estraneità più gelida, e di quanto faccia male non riuscire a trovare spiegazioni che reggano. E, di fronte alla sconfitta della ragione, l'unica via che resta è farsi del male.

Con il protagonista, la canzone è affatto tenera. Lo inchioda al suo autolesionismo ricattatorio, ai suoi modi astratti e idealistici, quelli che non lo portano mai al dunque; e quando finalmente crede di esserci arrivato — “Adesso esco fuori e svelo tutti gli inganni!” — che cosa fa? Si rinchiude nel posto dove si sente al sicuro, la biblioteca, dominio puro dell'intelletto. Lì “resterà chiuso trent'anni”. L'ironia più crudele tocca il parallelo con il Professore: sarebbe lui, per antonomasia, la figura dell'intelletto; eppure vince sul terreno opposto, quello della realtà concreta. Accanto a lui lei si sente più viva, meno minacciata.

In apertura dell'album questo brano c'è finito per le sue caratteristiche musicali, prima di tutto: apertura perfetta per il concerto che, data la loro proverbiale ritrosia, i Lumen Gris non faranno mai. Ma c'è finito anche perché introduce i nove volti e i tanti modi di ascoltarsi, non ascoltarsi e inascoltarsi.

Il disco comincia dalla variante più spontanea e più crudele di tutte: due persone legate da sentimenti profondi, che però dentro se stesse vedono ancora troppo poco e li usano e si usano per vedere ancora meno.

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