Enneagramma

Enneagramma

pubblicata il 17 aprile 2026 · Inascolto
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Il testo
Si conoscono all’università, un inverno di tante vite fa. Tutti e due idealisti e cinici incostanti e arrabbiati bruciati nella stessa misura. Ma lei una poesia di Bukowski, lui… il teatro di Grotowski. “Perché non arrivi mai al DUNQUE? Di cento parole che dici sono utili CINQUE! Di cento parole che dici sono utili cinque”. Il mercoledì il cinema d’essai. Gli altri giorni il mare, i gatti, l’henné. E libri, risate, viaggi improvvisati. E dirsi “Da quei viaggi non siamo mai tornati”. Simili e distanti, affiatati e irritanti. Inevitabili. Nessuno dei due lo chiama amore. E i weekend lei li passa col Professore. “Di cento parole che dici sono utili cinque”. “Di cento parole che dici sono utili cinque”. Lui non ha niente da ridire, poi inizia a non dormire. Vede altre, prende roba, scrive come un dannato. Il lunedì è ancora sfatto e deve fare l’imputato. “Cazzo fai? I ricatti morali?” “Chiedo venia se i miei mali Le paiono banali!”. Alla fine, molla tutto. Prende il treno, il più brutto. Punta dritto alla luna, ma il biglietto arriva fino alla laguna. Una sera, nei meandri di un’antica biblioteca, una stella a nove punte che lo punta bieca: “Enneagramma, la geometria dell’anima”. “La geometria non mi è mai piaciuta. E l’anima, se c’era, è bella che perduta”. Eppure non si stacca da quella lettura: i nove volti, i tre centri, la danza e l’ala pura. Lei Sei, io Quattro, il Professore Cinque: adesso finalmente si è arrivati al DUNQUE! “Adesso esco fuori e svelo tutti gli inganni!” Ma in quella biblioteca resterà chiuso trent’anni.

testo di B. Mirisola · voce e musica Lumen Gris

È nata così

C'è una sera precisa, nell'autunno del 1999, in cui la mia vita ha cambiato strumento di misura. Ero a Venezia, alla biblioteca Querini. Sulla copertina di un libro, trovai una stella a nove punte e una parola che non avevo mai sentito: enneagramma. Da quella sera non ho più smesso di frequentarla; ancora oggi è tra i miei principali strumenti di lavoro, e prima ancora un modo di leggere la realtà.

È di questo che parla la canzone? No. Non del tutto. Il suo cuore batte altrove: nelle circostanze che mi portarono a quella scoperta. Quasi due anni prima avevo conosciuto una ragazza, e le cose fra noi erano andate esattamente come le racconta il testo, fin nei minimi dettagli. “Di cento parole che dici sono utili cinque”: me lo sono sentito dire davvero, con quelle precise parole. E il treno che “punta dritto alla luna, / ma il biglietto arriva fino alla laguna” spiega meglio di qualsiasi cronaca come si arriva, certe sere, in certe biblioteche.

Allora è la storia di un amore travagliato? No. Non del tutto. È la storia di due persone troppo simili per non accorgersi l'una dell'altra e troppo diverse per accorgersi davvero l'una dell'altra. È la storia di quanto bruci passare, nello spazio di un sorso di caffè, dalla simbiosi più profonda all'estraneità più gelida, e di quanto faccia male non riuscire a trovare spiegazioni che reggano. E, di fronte alla sconfitta della ragione, l'unica via che resta è farsi del male.

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Referto
autobiografismo10
giocosità5
indignazione6
quattritudine9,5
speranza2
Misurazioni rigorosamente non scientifiche.
Affinità interne