
Compagno
testo di B. Mirisola · voce e musica Lumen Gris
“Compagno”. Ho visto una persona pronunciare questa parola, in risposta a una domanda innocua, e poi tacere. L'ho vista cambiare colore. Chi la conosce bene poteva leggere sul suo viso, in una manciata di micro-dettagli, un crollo interiore in piena regola. Mentre la pronunciava, si era accorta di quanto quella parola fosse inappropriata e falsa.
Fuori dalla canzone, ho dato un nome a quel momento: l'epifania del Sentimento Introverso. Studio questi argomenti da ventisei-ventisette anni, e un emergere così violento e inesorabile di questa funzione cognitiva non l'avevo mai visto. Era una voce che le diceva, senza appello: è tutta una bugia, ti abbiamo scoperta.
L'episodio reale si è svolto all'ora di pranzo, in un locale dai colori sgargianti. Scrivendo gli ho dato una patina più notturna e radical-chic (“La Grecia, il mare, Kavafis”), e gli ho dato anche le scale mobili, forse quelle della metro di Milano che allora frequentavo molto. E qui è successa una cosa curiosa. Da settimane tenevo in cantiere la frase “Le scale mobili sognano d'essere cascate”, senza sapere dove sarebbe andata a finire; appena ho cominciato a scrivere Compagno, quella metafora mi ha bussato su una spalla, ed è stato allora che ho visto davvero la protagonista, anche al di là della persona reale che l'aveva ispirata. Il resto del lavoro, nonostante la sua semplicità, ha preteso vari giorni.