Compagno

Compagno

pubblicata il 17 aprile 2026 · Inascolto
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Il testo
“Che fai quest'estate?” “Io e il mio compagno la Grecia, il mare, Kavafis…” La bocca va avanti da sola e tu sei rimasta tre parole indietro: “Compagno”. Quante volte l'hai detta, quella bugia? Quante volte è uscita senza che ti costasse niente? Stasera invece ti costa tutto. E hai di nuovo sei anni. Ti hanno scoperta e vorresti sparire ma non puoi. E vorresti sparire ma non puoi. E stringi i denti e tieni il passo e non ti fermi. Inaccettabili rese già accettate. Le scale mobili sognano d'essere cascate. Inaccettabili rese già accettate. Le scale mobili sognano d'essere cascate. Torni verso casa sperando che stia dormendo. “Che c’è di strano? Non mi date il tormento! Succede a tutti, succede spesso. E poi va tutto bene, soprattutto il sesso”. Ti dici “Al massimo, sarà una fase!” Ne sei convinta ma non riesci a finire la frase. E stringi i denti e tieni il passo e non ti fermi Inaccettabili rese già accettate. Le scale mobili sognano d'essere cascate. Inaccettabili rese già accettate. Le scale mobili sognano d'essere cascate. Cascate.

testo di B. Mirisola · voce e musica Lumen Gris

È nata così

“Compagno”. Ho visto una persona pronunciare questa parola, in risposta a una domanda innocua, e poi tacere. L'ho vista cambiare colore. Chi la conosce bene poteva leggere sul suo viso, in una manciata di micro-dettagli, un crollo interiore in piena regola. Mentre la pronunciava, si era accorta di quanto quella parola fosse inappropriata e falsa.

Fuori dalla canzone, ho dato un nome a quel momento: l'epifania del Sentimento Introverso. Studio questi argomenti da ventisei-ventisette anni, e un emergere così violento e inesorabile di questa funzione cognitiva non l'avevo mai visto. Era una voce che le diceva, senza appello: è tutta una bugia, ti abbiamo scoperta.

L'episodio reale si è svolto all'ora di pranzo, in un locale dai colori sgargianti. Scrivendo gli ho dato una patina più notturna e radical-chic (“La Grecia, il mare, Kavafis”), e gli ho dato anche le scale mobili, forse quelle della metro di Milano che allora frequentavo molto. E qui è successa una cosa curiosa. Da settimane tenevo in cantiere la frase “Le scale mobili sognano d'essere cascate”, senza sapere dove sarebbe andata a finire; appena ho cominciato a scrivere Compagno, quella metafora mi ha bussato su una spalla, ed è stato allora che ho visto davvero la protagonista, anche al di là della persona reale che l'aveva ispirata. Il resto del lavoro, nonostante la sua semplicità, ha preteso vari giorni.

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Referto
autobiografismo7
giocosità0
indignazione7
quattritudine8
speranza2
Misurazioni rigorosamente non scientifiche.
Affinità interne