Il testo
Passavi davanti al vetro della bottega,
con la scioltezza di un appendiabiti.
Gli occhi sopra i tetti, senza fare una piega,
chiedevi alle nuvole di saldare i tuoi debiti.
Io mettevo il pane sulla bilancia,
tu con due dita misuravi il cielo.
Ti rifilavo quello vecchio come mancia:
per quelli come te è già troppo zelo.
Da bambino promettesti ai parenti un ponte,
sopra la terra asciutta di campagna.
Ti avevano già inciso “matto” sulla fronte,
tu aspettavi il fiume uscire dalla montagna.
Un giorno alla fontana lasciasti un quaderno:
latino senza messa, numeri fitti e stretti.
Me lo presi; da allora vive all’interno
del più basso e più buio dei miei cassetti.
Tuo padre riempiva i bicchieri alla festa,
dicevano tutti: “È il vino migliore”.
Tu lo assaggiasti, storcendo la testa:
“Aceto”. E tuo padre cambiò colore.
Il sindaco offriva stipendio e futuro,
Rosetta una danza, il prete la mano;
lasciasti il sindaco a parlare col muro,
Rosetta da sola e il prete in un vano.
Tre porte spalancate,
tre volte urlasti: NO!
Non poteva durare—
e infatti non durò!
L'ultima volta che ti vidi eri in piazza,
con le scarpe bianche fradice sotto la pioggia.
La notte dopo sparisti senza traccia;
ti cercammo fino a pranzo. Poi passò la voglia.
Il tuo nome durò meno del pane:
dopo tre giorni sapeva già di vecchio.
Ognuno ritornò alle cose quotidiane,
io lo spazzai con la farina dentro il secchio.
Dieci anni di pace. Poi arriva un foglio,
con timbri forestieri e il tuo nome stampato.
Il sindaco lo sventola, gonfio d’orgoglio:
“Il ponte si farà, il progetto è approvato.”
“È uno dei nostri!” Il paese comincia a brindare,
col vino di tuo padre e le campane a festa.
Chi ti chiamava matto si affanna a celebrare.
Il figliol prodigo è tornato. E resta.
È tornato. E resta.
E resta.
E resta (...)
testo di B. Mirisola · voce e musica Lumen Gris
È nata così
C'è un uomo bizzarro che passa davanti a una bottega senza degnarla di uno sguardo, essendo troppo impegnato a guardare sopra i tetti. Dentro, qualcuno lo osserva con un astio misurato e silenzioso. Il paese, intanto, la sua sentenza l'ha emessa da tempo, incidendola sulla fronte dell'imputato: “matto”.
La storia viene da Avanguardia, il racconto che inaugura L'abbecedario del Made in Italy (Fondazione Germozzi, aprile 2025). Nella notte del 9 agosto 2026, l'ho tradotto in canzone e con questo brano il lavoro sul disco è finito.
Il passaggio dalla prosa alla musica l'ha pagato soprattutto la voce narrante. A raccontare resta il bottegaio, con tutto il suo livore; sulla pagina però si confidava con il lettore, e del suo nemico diceva “lui”. Nella canzone quel filtro è caduto: il narratore sta dentro la storia e parla dritto al bersaglio del suo odio, dandogli del tu. “Ti rifilavo quello vecchio come mancia: / per quelli come te è già troppo zelo”.
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Referto
autobiografismo2
giocosità6
indignazione6
quattritudine7
speranza9
Misurazioni rigorosamente non scientifiche.
Affinità interne